Sto finendo i miei 15 giorni a casa in malattia (niente di grave, tranquilli) e ho potuto leggere molto più del solito. Ho avuto una sensazione: Apple sta cambiando strategia di marketing e comunicazione. Ne è nato un post lungo.
L'azienda che ha inventato il mistake marketing sta reinventando le care, vecchie PR al tempo dei social network. Riassumo: sta lanciando Apple Music per far ascoltare la musica in streaming e la cantante Taylor Swift si indigna (molto, troppo educatamente) perché pare che non le paghino i diritti per i primi tre mesi, gratuiti per gli utenti. Apple risponde molto, troppo velocemente che accoglie la richiesta della cantante e lo fa via Twitter (non con un comunicato stampa, per la prima volta) con le parole di un executive (non di Tim Cook). Cose impensabili ai tempi di Steve Jobs. A pensar male si fa peccato ma ne escono tutti troppo bene. Tutto premeditato? No, dai, il complottismo estivo no.
Poi leggo un'altra news: Rdio, un servizio che offre streaming di musica come Spotify, riprende una storica pagina pubblicitaria di Apple di 34 anni prima per "augurare il benvenuto" ad Apple stessa in quel mercato. Sottolineando che non innova ma è follower. Come ne esce Apple? Come un'azienda innovativa da 34 anni che ora si butta su un mercato nuovo con tutti i rischi del caso (facendo dimenticare, per un attimo, che fa soldi a palate vendendo smartphone e tablet costosissimi). Non male, mi pare. Anche questa potrebbe essere una cosa studiata a tavolino? Tutto legittimo, eh.
In un periodo dove i social network sono brutte gatte da pelare, la società potrebbe aver adottato questo schema: entro in scena, mostro i muscoli (Apple Music ma vale anche per Apple Watch), vado in difficoltà (sono un'azienda normale), attendo il momento giusto (chiamo a raccolta i miei supporter e testimonial) e poi ne esco con estrema signorilità (accolgo richieste e accetto l'ironia). Fantasia? Nel wrestling, dove lavorano geni di marketing e storytelling, è lo schema usato da sempre. Il grande limite è che tutti gli attori devono operare sotto una regia coordinata. Non proprio uno scherzo.
Ecco alcuni fatti, non sensazioni. Katie Cotton, la storica PR Chief di Apple (e probabile mente del mistake marketing), ha lasciato Apple l'anno scorso. Al suo posto c'è Steve Dowling che, insieme a Tim Cook, gestisce la comunicazione. Un approccio diverso dal precedente, meno chiuso, più aperto e collaborativo. Apple comunica anche al mondo della musica e della moda, non solo al mondo IT e tecnologico. Non solo, coinvolge star del settore non solo come testimonial ma come esperti nei propri progetti (un esempio? Trent Reznor).
Quindi niente complotti, solo un cambio di strategia e di passo. Non sono l'unico a pensarla così.
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venerdì 10 luglio 2015
mercoledì 4 giugno 2014
A lezione di marketing da Lady Gaga
Negli ultimi giorni ha fatto scalpore la notizia di Apple che si è comprata Beats, la creatura di Dr. Dre specializzata nella vendita di costosissime cuffie, per 3 miliardi di euro. Le cuffie di iPhone e iPod non sono più sufficienti per ascoltare musica? Ed Apple non era in grado di prodursele da sola? Cercando qualche intelligente punto di vista per capire meglio la questione, ho trovato questo articolo, davvero interessante. Secondo chi scrive, dobbiamo partire da Lady Gaga e dal fatto che la sua musica serve a vendere tutto tranne la musica stessa. Non è una spiegazione nuova (vedi qui) ma è molto interessante analizzarne il contenuto alla luce di un nuovo modo di fare marketing e non solo nel music business.
In un libro che sto leggendo si spiega come chi vende software non vende solo codice. Vende esperienza in specifici settori di business, vende un servizio di supporto per far funzionare quella soluzione, nella sostanza vende la propria azienda, il proprio brand, le proprie persone. Vende molto di più di bit e byte. Lo stesso vale per Beats. Non vende solo cuffie, punta a creare una piattaforma in grado di creare un legame diretto tra l'artista e i suoi fan che si concretizza in business legato a concerti, sponsorizzazioni, eventi e tanto altro. Far soldi con le cuffie, per quanto siano costose, è solo una parte dell'idea e neanche quella principale: il prodotto serve a creare la community dove far entrare le persone, farle divertire e far loro comprare un sacco di altre cose.
I 99 centesimi con cui iTunes vende le canzoni, modello di business geniale che dava una soluzione intermedia ideale tra i "costosi ma semplici da comprare" CD e i "gratuiti ma difficili da trovare" Mp3, forse stanno facendo il loro tempo. Lady Gaga dice che le sue canzoni neanche li valgono quei 99 cents perché sa perfettamente che il suo business non sta lì. La musica già oggi si ascolta praticamente gratis in streaming (anche con cuffie da 9,90 euro) e serve capire come monetizzare la musica senza contare sulla musica stessa. Che sia Beats il nuovo che avanza non lo sa ancora nessuno, Apple però scommette su di loro e lo fa senza eliminare il marchio che acquista, altra novità epocale per la società. Tante novità insomma.
Apple fa ancora i suoi margini sulle vendite dei prodotti (vedi qui) ma può essere che intravedano grossi mutamenti nel prossimo futuro. Se gli iPhone di domani servissero a vendere tutto tranne gli iPhone stessi? Vedremo cosa ha da dire Lady Gaga nel frattempo.
martedì 22 ottobre 2013
La carica dei 6 dispositivi
Microsoft e Nokia scelgono di "mostrare i muscoli" proprio oggi (Nokia World ad Abu Dhabi) che è il giorno scelto da Apple per annunciare i nuovi iPad. Mi sembra una scelta del tutto ridicola dal punto di vista del marketing. Microsoft e Nokia devono fare un'operazione di integrazione difficile, complessa e di medio/lungo periodo nel settore smartphone e tablet, questo è chiaro per tutti. L'evento dove presentare tutte le novità che erano in cantiere da tempo, ben sei tra tablet e "phablet", per far vedere che non si stanno suicidando (come sostiene qualcuno e con qualche ragione). Dovevano dare un segnale tranquillizzante, di serenità e consapevolezza dei propri mezzi. Perché scegliere il campo di battaglia dove si è più sfavoriti, quello dei tablet, nel momento dove si è più deboli per mostrare i muscoli nei confronti di Apple?
@riccardopolesel questo è un raro caso in cui sono morte entrambe, imho. :)
— gianluca diegoli (@gluca) September 3, 2013
Probabilmente, vogliono dare un segnale forte al mercato, qualcosa tipo "ok, siamo in un momento delicato ma non abbiamo paura di nessuno". Al di là di apprezzare il coraggio della scelta, se io fossi stato nel team di Elop avrei vivamente sconsigliato questa scelta. Hanno tutto da perdere. Basterebbe leggere due o tre punti di Sun Tzu, uno su tutti: "quando vedi il nemico pronto, preparati contro di lui; ma evitalo, dove è forte". Invece vanno all'attacco con tutta la cavalleria, come la famosa "carica dei 600" e sappiamo tutti come vanno a finire Errol Flynn e i suoi.
Non resta che rimanere in attesa dello svolgersi degli eventi e vedere come andrà. Non sono un Apple fan ma li vedo molto, molto favoriti in questo caso. Anche loro hanno i loro problemi (vedi il taglio degli ordini dell'iPhone 5C per questioni di pricing) ma non certo sui tablet, almeno a oggi. Strana scelta quella di Microsoft/Nokia, neanche fossero gli enti fieristici italiani che in un momento di crisi nera scelgono di organizzare manifestazioni simili negli stessi giorni, con l'unico risultato di dividersi i visitatori e scontentare tutti. La fiera della vanità, si dice, no?
martedì 11 giugno 2013
Essere un fan del sito di Apple, non necessariamente del prodotto Apple
Lo so cosa vi chiedete: cosa vuol dire la foto qui sopra? Niente errori, ci arriviamo tra poco. Come sa bene chi mi legge qui dentro, non sono un fan di Apple (in famiglia basta e avanza mia moglie). O meglio, non sono uno dei seguaci appassionati, e spesso del tutto acritici, dei prodotti realizzati a Cupertino. Sono invece un loro grande estimatore per quanto riguarda la comunicazione aziendale, questo da sempre. Dal design minimale e pulito delle pagine del loro sito, ad esempio, ho tratto numerosi spunti nello sviluppo di progetti e contenuti legati a portali aziendali. Magari poi sono venuti fuori siti molto diversi, alla fine decide il cliente, ma le idee alla base c'erano. Ovviamente, se fai componenti per escavatori è più difficile arrivare a quel livello, gli innovativi tablet, come dire, ti aiutano un po'. Ma gli esempi, quelli buoni, servono sempre.
Un esempio buono e chiaro di questa distinzione tra prodotto in sé e comunicazione di quel prodotto è proprio sul sito di Apple: guardate qui. Se il design della novità mi lascia un po' perplesso (per il momento mi pare un bellissimo cestino di elevato design, ideale per tirarci le cartine nelle pause caffè ma magari sono io che non capisco), la presentazione del prodotto è favolosa. Scrolli il mouse come ipnotizzato da tanta precisione e, diciamocelo, stile. Ti viene voglia di premiare chi ha messo insieme quelle immagini facendo sembrare il tutto una presentazione di un'avveniristica nave spaziale e non un semplice computer. Poi, cercando di capire come diavolo hanno fatto, scopri che hanno dovuto "inventarsi" quella tecnica per risolvere un problema.
I colleghi mi dicono che tecnicamente è un video "pilotato" con javascript, trovate di più qui e qui. Questa tecnica prevede l'utilizzo di immagini speciali come quella all'inizio del post. L'hanno fatto perché sugli iPhone, ad esempio, se inserisci un video in un contenuto testuale, il dispositivo te lo apre a tutto schermo, e non "integrato" con le parole, come loro volevano. Hanno dovuto risolvere questo problema. A me questo interessa meno, perché non è il mio lavoro (e "ci arrivo" fino a un certo punto), ma direi che hanno trovato una fantastica soluzione. In più, la cosa davvero importante dal punto di vista della comunicazione del prodotto è che non ti stacchi da quelle immagini finché non sei arrivato alla fine. Obiettivo più che raggiunto, Apple.
Aggiornamento: provato il sito Apple sia con smartphone (Android e Windows Phone) che con tablet (iPad e Samsung). Tranne il caso dell'iPad, con gli altri dispositivi non si vede il simil-video, solo un elenco ordinato e più tradizionale di immagini e testo (vedi qui sotto). Mezzo punto in meno nel giudizio.
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venerdì 14 dicembre 2012
Il destino è nel nome
Qualche giorno fa c'è stata una bella discussione su Facebook (promossa da Gilberto Dallan, da seguire su Twitter se già non lo fate) sul naming da dare a prodotti e/o aziende, se fosse meglio utilizzare nomi di fantasia o nomi reali. Io ho detto velocemente la mia: per i prodotti, mi sono sempre piaciuti i nomi reali, focalizzati su una caratteristica specifica del prodotto e derivanti da un bel brain storming, per le aziende invece risultava più difficile scegliere un nome reale. Sull'argomento del naming, tema sempre affascinante (vedi qui e qui), ci tornerò più spesso più avanti, anche perché ci sto riflettendo anche per motivi professionali, per l'azienda dove lavoro. Perché "il nome è un soffio divino".
Proprio riguardo al naming, sono sempre rimasto piuttosto freddo sui nomi dei prodotti dati dall'azienda che per inventiva produttiva e comunicativa è, senza dubbio, la numero uno: Apple. Concordo in pieno con quanto dice Seth Godin in uno dei suoi ultimi post su questo tema. Il nome di quei prodotti non ne esprime in pieno la qualità e le potenzialità: l'iPhone è molto più di un telefono, anzi la sua componente telefonica è senza dubbio di peso minoritario rispetto al resto. Allo stesso modo, il naming dell'iPad mi ha sempre lasciato dubbioso, scontato e poco di appeal. Però le vendite danno ragione a loro e questo basta. La cosa che fa riflettere è che questi nomi arrivino da un'azienda che ha scelto un brand con un nome semplice e reale ma che racconta una, o decine, di storie, già solo pensando alla sua genesi. Trasmette un'idea di semplicità, di pulizia, di immediatezza, di riconoscibilità che, diciamocelo, ha contribuito in modo netto al successo della società. La mela luminosa che vediamo in decine di film che lo ricorda ogni sera.
Sembra strano che un'azienda così avanti dal punto di vista della comunicazione non riesca a partorire nomi più brillanti e d'effetto. Ora che la qualità dei concorrenti si avvicina, penso che dovrebbero ripensare anche al naming dei prodotti. Utimamente stanno generando un po' di confusione anche nell'ordine dei prodotti (vedi qui): il Nuovo iPad (il 3) non è più quello nuovo (che è il 4, ossia "l'iPad con display Retina), l'iPhone 5 non viene dopo il 4 ma dopo il 4S (ci sarà un 5S, un 6 o cambiano?). Andate in un Apple Store e un po' di confusione vi nasce. In più, per chi lavorò, come me, alla comunicazione dell'iPaq, palmare Compaq sul quale HP non investì, i dubbi sull'origine rimangono.
@mlattuada il discorso dell'iPaq (su cui lavorai) è un mio pallino da sempre. Sono contento che qualcuno condivida questa tesi :-)
— Riccardo Polesel (@riccardopolesel) Luglio 9, 2012
In un mercato in cui i concorrenti puntano, e tanto, sul naming per far capire che la competizione si è alzata di livello, vedi la nascita del Lumia come nuovo corso di Nokia, farebbero meglio a rifletterci su. Nomen omen, il destino è nel nome.
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venerdì 5 ottobre 2012
Un omaggio e una lezione
Quante volte capita di dover spiegare, riassumere, chiarire come si fa una presentazione su un palco, per annunciare un'idea, un progetto o un prodotto. Non servono molte parole oggi, basta andare su YouTube, digitare "Steve Jobs 2007" e godersi la presentazione del primo iPhone.
Per molti, non si può fare meglio di così. Sono d'accordo. C'è tutto: la passione, la preparazione (regola del tre, etc.), la leadership, la semplicità di esposizione. Riguardarlo è sempre una lezione di comunicazione, gratuita e a disposizione di tutti. Non sono un Apple fan ma qui non è una questione di tifo, ma di obiettività. Steve Jobs resta un esempio, insuperato ad oggi, di come si presenta un prodotto.
Ecco la prima parte:
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Per molti, non si può fare meglio di così. Sono d'accordo. C'è tutto: la passione, la preparazione (regola del tre, etc.), la leadership, la semplicità di esposizione. Riguardarlo è sempre una lezione di comunicazione, gratuita e a disposizione di tutti. Non sono un Apple fan ma qui non è una questione di tifo, ma di obiettività. Steve Jobs resta un esempio, insuperato ad oggi, di come si presenta un prodotto.
Ecco la prima parte:
Qui la seconda:
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