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martedì 7 maggio 2013

Come far andare bene un evento? Andando oltre il progetto

Noi addetti ai lavori del settore marketing certe volte sopravvalutiamo il potere del "progetto". Un corposo documento in Word o una presentazione da decine di slide, infarcita di bellissimi capitoli divisi per strategia, messaggi, target e altre cose rispettabilissime, assume connotati quasi sacri. Tutto è lì, consultabile, controllato, valutato. Questo è assolutamente giusto, per carità, spesso il problema è l'esatto opposto, ossia l'improvvisazione creativa non troppo organizzata. Ma l'esperienza sul campo, quella passata da clienti nelle mie ultime due settimane, mi ha fatto riflettere molto. 

Avevamo a disposizione progetti definiti, tempistiche approvate, obiettivi misurabili e un sacco di altre cose per gestire undici eventi. Un po' come i generali che si trovano con le cartine sui tavoli e le loro divisioni che si spostano con bellissime e ordinatissime bandierine. Però la battaglia sul campo, tanto per tornare ai concetti militari tanto cari al marketing (obiettivi, strategia, etc.), è un'altra cosa. Spesso si vincono con l'improvvisazione di un capitano sporco di fango che ha la piena fiducia dei suoi soldati, non con le strategie dei generali con tante stelle sulla divisa immacolata ma lontani, laggiù, nelle retrovie. Negli undici eventi gestiti in queste ultime due settimane ho notato come, in un'organizzazione generale comunque definita, hanno contato tanti aspetti non misurabili. L'empatia con il tuo riferimento diretto, la disponibilità a fare qualcosa che non era compito tuo, il darsi una mano ora dopo ora dimenticandosi di essere "clienti" e "fornitori" (parola che odio, sappiatelo) ma una squadra.

Il semplice stare ad ascoltare il cliente, capendo dove sono le sue principali preoccupazioni (soggettive) oltre che i problemi (oggettivi) è stato un valore aggiunto più che tangibile. Ho scoperto che tanti altri attori presenti sul mercato non hanno questo tipo di atteggiamento, non sono per nulla flessibili, si basano rigidamente sui piani previsti dal principio. Non ascoltano il cliente. Ritengo invece che il primo obiettivo sia quello di mettersi davvero nei suoi panni, e certe volte è durissima lo so, e fargli capire che siamo sulla stessa barca. Magari solo per quei due giorni ma quelli contano davvero.

Vedere il presidente di un'azienda scendere dal palco e, come prima cosa, venire a stringervi la mano per farvi i complimenti (e poi brindare insieme) è un'esperienza non pianificabile. Non è solo un evento andato bene perché progettato e organizzato bene, è qualcosa che è andato oltre. Vuol dire che ha notato impegno, passione, disponibilità, comprensione e competenza, tutte cose che un documento o una presentazione non riescono a trasmettere. Talvolta basta un sorriso tranquillizzante e una stampante rimessa a posto al volo quando non era compito tuo. Le battaglie si vincono anche così.

venerdì 5 ottobre 2012

Un omaggio e una lezione

Quante volte capita di dover spiegare, riassumere, chiarire come si fa una presentazione su un palco, per annunciare un'idea, un progetto o un prodotto. Non servono molte parole oggi, basta andare su YouTube, digitare "Steve Jobs 2007" e godersi la presentazione del primo iPhone.

Per molti, non si può fare meglio di così. Sono d'accordo. C'è tutto: la passione, la preparazione (regola del tre, etc.), la leadership, la semplicità di esposizione. Riguardarlo è sempre una lezione di comunicazione, gratuita e a disposizione di tutti. Non sono un Apple fan ma qui non è una questione di tifo, ma di obiettività. Steve Jobs resta un esempio, insuperato ad oggi, di come si presenta un prodotto.

Ecco la prima parte:



Qui la seconda:

lunedì 1 ottobre 2012

Passione da vendere

Il 90% del tempo speso a parlare di Social Network e marketing è un mix di filosofia, sociologia, teoria della comunicazione e sensazioni umane. Il che è molto utile per rifletterci su ma abbiamo bisogno anche di casi pratici, diretti, semplici da capire per avere nuove idee da sviluppare. E non solo quelli di colossi e multinazionali con budget enormi, spesi non sempre bene, ma anche di aziende più piccole e, a mio parere, più interessanti.

Questi casi ti arrivano quando meno te li aspetti. A un convegno di Confindustria Modena, per esempio. Una case history raccontata molto semplicemente, con linguaggio diretto, in modo chiaro. Sorprendente, no? Come ha fatto Maurizio Cutrino spiegando come hanno gestito la fiera Macef, trovate la presentazione qui sotto. In breve, ci sono numeri, strumenti e strategie. Se mettono il video, aggiorno il post.


Il caso è interessante perché è una fiera principalmente B2B, in cui i Social Network sono stati utilizzati con successo. Soprattutto per creare relazioni con resposabili aziendali esteri, va detto. L'ultima edizione, quella di settembre 2012, ha visto un leggero calo di presenze (onore a loro che lo comunicano, in un mondo di fiere che dicono di andare sempre, e dico sempre, bene anche coi padiglioni vuoti) ma con un aumento notevole della visibilità online. Inoltre, c'è qualche bella idea: date un'occhiata al Socialike.

Mi è piaciuto molto il loro modo di presentarsi. Perché? Perché ci hanno messo soprattutto passione, una cosa che non puoi comprare né vendere: o ce l'hai o non ce l'hai. Cutrino ce l'ha, glielo si legge negli occhi. E questo la platea lo vede subito e chiaramente.

Nessun blogger ha ricevuto qualsiasi tipo di compenso, in euro o beni alternativi, nella preparazione di questo postQui si scrive solo per passione e in totale libertà. :-)

lunedì 25 giugno 2012

Una presentazione, poche parole, tanta passione


La scorsa settimana, per motivi di lavoro, ho assistito a numerose presentazioni, quasi tutte di prodotti e progetti tecnici, ma anche una bella assemblea con 500 presenti. In più, ne ho anche fatta una davvero prestigiosa, all'IBM Forum per l'evento Dominopoint Days 2012, che riunisce tutta la community che gira attorno al mondo Lotus Domino. Analizzando tutti questi input, serenamente, ho avuto una conferma: quando si presenta un'idea o un progetto, la persona fa sempre la differenza, sempre. Ho visto video e demo fatte davvero bene, che al momento mi hanno sorpreso per qualità tecniche e impatto visivo. Tuttavia, a mente fredda, quelle sensazioni si sfumano, mentre riesco a ricordare perfettamente quanto mi hanno colpito le persone, i loro gesti, le loro risposte, le loro parole.

Avevo letto tempo fa un bell'articolo su come il fattore umano possa valorizzare davvero un'azienda. Gli eventi a cui ho partecipato, anche attivamente, me l'hanno confermato. Per quanto riguarda la presentazione che dovevamo fare noi, un annuncio di un software di gestione documentale evoluta, avevamo valutato la realizzazione di una demo in diretta o di un video, come poi hanno fatto tanti altri (con alterne fortune). Ci siamo guardati in faccia: chi crea software siamo noi (cioé, io no ma avete capito), perché lasciare l'incombenza a uno strumento, per quanto efficace e innovativo, di parlare per noi? Ci siamo preparati nei giorni scorsi seduti su due sedie, senza tavolo, davanti all'azienda (che, come sapete, non è attualmente agibile), a vederci sembravamo due matti. Abbiamo cercato di esprimere le nostre convinzioni, le nostre idee, il nostro modo di essere. Una presentazione, due persone, non troppe parole e tanta passione.

All'evento è andata bene. In molti ci hanno fatto i complimenti per l'intervento, noi con le nostre polo blu con brand sul cuore (e solo lì) e le scarpe sportive. Non abbiamo fatto vedere né demo né video, per scelta e senza cercare di seguire esempi illustri. Volevamo avere una relazione diretta e semplice con chi ci ascoltava, la stessa che poi abbiamo cercato di creare nel resto della manifestazione. Penso che ci siamo riusciti. E come noi tanti altri, che hanno trasmesso le loro competenze con il suono della voce e l'espressione del viso più che con suoni e colori. Il Powerpoint ha grossi limiti e non mi riferisco al software in sé. Un film curatissimo e pieno di effetti speciali non sfonda se il protagonista non è all'altezza. Si può essere molto semplici, basta essere veri. La gente lo capisce, statene certi. Anche su Twitter.