giovedì 6 giugno 2013

Verso il digital marketing: qualche consiglio per le aziende italiane

Non è più tempo di mura tra azienda e clienti.

Generalmente i post che contengono un numero predefinito di cose da fare per arrivare a qualcos'altro non mi piacciono molto. Da "i dieci modi per ottenere un blog di successo" a "i 25 trucchi per farla impazzire a letto", la letteratura è piena di titoli così. Al 99% sono del tutto inutili, anche perché le singole idee o consigli buoni, che talvolta ci sono, si perdono in una marea di ovvietà di bassa lega. Meno male che le eccezioni ci sono, ogni tanto. Questa è una e parla di come il marketing debba affrontare la sfida/opportunità offerta dal digitale seguendo strade precise, che riassumo qui sotto, velocemente, con commenti miei.

Adattarsi - Tutto cambia molto velocemente, dai singoli mercati agli algoritmi di Google, per cui le aziende, specialmente quelle italiane, devono mettersi in testa di essere flessibili nel loro rapporto verso l'esterno. Quello che va bene comunicare oggi può non andare bene tra 6 mesi. E non c'è nulla di male: è la realtà delle cose, bellezza. Parafrasando Darwin, l'azienda che sopravvive in un momento di crisi non è la più forte né la più intelligente ma quella che si adatta meglio ai cambiamenti.

Creare - Produrre contenuti unici, di qualità, non copia-e-incollati da qualche parte è una necessità. E, al giorno d'oggi li possono realizzare solo le persone, le tecnologie servono solo a diffonderli. Gli individui saranno i protagonisti del futuro a livello di content marketing. Una prova? Google inizierà a porre tutta la sua attenzione sulle persone e non più sui link (leggete qui a proposito di Author Rank). Questo vuol dire molto lavoro in più per gli uomini di marketing, anche a livello di formazione. 

Ristrutturarsi - Le barriere verso l'esterno tendono ad abbassarsi, volente o nolente. L'evoluzione digitale porta a una caduta dei muri dei castelli medioevali aziendali verso difese più agili e flessibili ai contenuti legati al brand (Content is king, no?). Per questo, non ha proprio senso mantenere barriere elevate all'interno, con uffici a tenuta stagna che collaborano poco tra loro e manager interessati solo alla definizione scritta sul proprio biglietto da visita (la fotografia di tante PMI, inutile nasconderlo). La collaborazione interna è necessaria per sopravvivere, prima, e crescere, poi. Per questo bisogna creare team integrati, flessibili ed efficienti che riuniscano professionalità diverse, con coordinatori bravi a "fare gruppo".

Ottimizzare - Nell'evoluzione digitale, il baricentro della relazione azienda/clienti si sposta sempre più verso i secondi. Un dato di fatto. Il terreno dove si decide la partita avvantaggia spesso l'utente e non l'impresa (pensiamo ai Social Media ma non solo) per cui è bene porsi nei panni di colui con cui dobbiamo parlare per capire cosa vuole. Niente di nuovo? Provate a leggere i contenuti di 5 aziende che vi piacciono sul loro sito: li avreste voluti scritti così? Sono chiari? Hanno un significato preciso per voi? Mi sbilancio: in 4 casi su 5 la vostra risposta è no.

Concludendo, forse avrete notato una cosa. L'articolo che ho citato all'inizio titolava "five ways" e le strade sono solo quattro. No, non l'ho dimenticata, due sono confluite in una (la terza) perché l'esempio non calzava bene per le aziende italiane, le protagoniste dei miei post. Mi sono permesso di modificare i contenuti, di personalizzarli, di capire cosa può interessare chi mi legge. E poi l'ho detto subito: gli articoli "gli x modi per fare y" non mi piacciono tanto. Non mi sento per nulla in colpa.

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