venerdì 5 novembre 2010

Il Paese che vorrei

Oggi ho assistito alla premiazione di Sergio Marchionne, che ha ricevuto il premio Pico della Mirandola nella città dove vivo e lavoro, insieme a quel genio di Fernando Botero. Questa onorificenza si ispira al più illustre cittadino mirandolese, Giovanni Pico, umanista e filosofo che, noto anche per la prodigiosa memoria, ha lasciato una traccia indelebile nella storia culturale italiana ed europea. Spiegando le origini del premio, è stato sottolineato il suo impegno nel ricercare una filosofia universale, nata dalla concordia delle diverse correnti di pensiero, che accolga correnti di pensiero antiche e cristiane, ma anche quelle espresse dal mondo greco, ebraico e islamico. Un dimostrazione di tolleranza intellettuale attualissima, che servirebbe approfondire oggi.


Tornando appunto all'attualità, una parte dell'intervento di Marchionne la potete vedere qui sotto (i mezzi tecnici sono quelli che sono ma almeno si sente bene). E ha sottolineato un punto fondamentale dell'attuale situazione italiana. Io non sono mai stato un fanatico di Marchionne, ne ho sempre sottolineato le indubbie qualità di professionista e manager ma criticando anche il suo approccio, talvolta quasi supponente in certi atteggiamenti. Oggi ha espresso parole chiare e condivisibili sulla situazione italiana. "Non vedo nessun patriottismo e nessuna onestà nel far finta di vivere in un mondo ideale. Il nostro Paese non merita di essere adulato. Tutti sogniamo un'Italia grande, forte, che sappia conquistarsi il giusto spazio a livello internazionale. Ma volere bene a questo Paese non significa esaltarlo a tutti i costi, senza merito". Poi, esorta tutti a smettere di parlare e a rimboccarsi le maniche. Chiaro, diretto, incisivo.


Rientrando in ufficio, apro siti e TV per vedere cosa è successo oggi. C'è stata la liberalizzazione delle connessioni Wi-Fi ma, ad oggi, sembra più uno slogan elettorale che una misura concreta, dato che non sappiamo nulla sulle norme di attuazione. Poi, sento che Bossi e Fini si devono parlare, che Baudo non ha commentato la cancellazione di "Bella ciao" e "Giovinezza". Insomma, le solite, inutili parole. Ecco, Mario Draghi interviene per segnalare che c'è bisogno di stabilizzare i precari. L'unica notizia interessante. Ho perso ogni speranza in questa classe politica ma le voci di Marchionne e Draghi tengono accesa una piccola fiamma. Cari politici, le nostre maniche sono già rimboccate. E dato che siete già in campagna elettorale, state attenti. Ci stiamo svegliando.

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